Dal Polesine Manzoni Bianco e Turchetta – i vini di fiume da scoprire

Dal Polesine Manzoni Bianco e Turchetta – i vini di fiume da scoprire

A cura di Susanna Schivardi e Massimo Casali

Corte del ‘900, Carezzabella è da sempre vocata alla produzione ortofrutticola, ma dal 2000 circa ha iniziato a cavalcare l’onda di un sogno che si chiama vino. Iniziamo questo nostro percorso proprio da San Martino di Venezze, in provincia di Rovigo, dove siamo arrivati di persona per toccare con mano i vini del Polesine, assaggiati a Roma qualche mese fa.

Ebbene, vivere i calici nel posto dove il vino viene prodotto ha tutto un altro sapore. Innanzitutto, la Corte è davvero magnifica, un edificio stile Eur, con intorno una quantità di blocchi tali da poter ospitare un borgo intero. Qui abita la famiglia Reato che si dispiega in varie generazioni, partendo appunto dai nonni, fino agli ultimi nati, venti giorni or sono. Tutto parte dal recupero di alcuni vigneti, forte la voglia di far parlare nuovamente le vecchie piante di Merlot e di Trebbiano romagnolo, e poco ci vuole per impiantare il Manzoni bianco, il Pinot Grigio e la magnifica Turchetta da pochi anni in lista. Vitigno autoctono quest’ultimo, assai raro, caduto in disuso per le poche rese, ma che qui a Carezzabella si è voluto rimettere in auge, grazie a continue sperimentazioni per aprirsi un varco nel panorama internazionale.

A introdurre metodo e precisione un giovanissimo enologo rodigino, Francesco Mazzetto, che con tenacia sta realizzando un miracolo. Le terre sabbiose, silicee, fatte di detriti fondamentalmente portati dai due fiumi che ivi hanno dimora, l’Adige e il Po, rendono la viticoltura ardimentosa e faticosa, ma non senza soddisfazioni. Questa parte di pianura è molto complessa, tra il Veneto e l’Emilia-Romagna si compatta in un letto enorme fatto di campi coltivati, risaie e tantissima acqua.

Praticamente il demonio per la vite. Eppure, Mazzetto, con estrema perspicacia, fa un lavoro di fino in vigna, coglie le uve alla loro maturazione perfetta per non perdere ottimi gradi di acidità, sperimenta le conduzioni per trarre il maggior vantaggio da un clima temperato e piovoso, che qui non conosce escursione termica. In cantina si destreggia tra acciaio e cemento, temendo il legno e le sue esuberanze.

Va a cercare la sapidità, il minerale, il vino verticale, diritto, esplosivo, e anche elegante, raramente il corpo e la struttura che da queste parti sarebbero impossibili. La sua mano si sente precisa nelle ultime annate, i vini si ispessiscono, prendono aromi, al naso riempiono e al palato si esprimono con carattere e vigoria giovanile.

E già dalle bottiglie del 2021 il cambio di passo è percettibile, al naso e in bocca. Apriamo la serata con il Bianco Veneto Igt Brillo, metodo ancestrale rifermentato in bottiglia da uve Trebbiano, che con i mesi ha acquistato spessore, grazie ai lieviti che hanno lavorato bene. Gradazione bassa, piacevole in bocca, bollicina fine e molto fresco.

Varietà su cui punta il nostro Mazzetto è senza dubbio il Manzoni bianco, con piccola percentuale di Pinot grigio, nel 2022 si esprime in tanta ricchezza di sentori grazie a un’annata molto calda che ha provocato altissima concentrazione. Quella del 2023 promette bene, siamo sui 20 q/ha per una qualità di uve eccezionale, un ph ottimo e una buona acidità.

Un assaggio che ci ha coinvolto è il Rosso Veneto Igt Temetum nelle versioni 2020 e 2021. Antico nome latino per indicare il vino buono, dato a un taglio di Merlot, Cabernet Franc e Turchetta, diremmo un “taglio Polesine”. Il sorso pieno, l’annata 2020 è un vino rotondo, con sentori di frutta rossa matura, fragola e amarena, una buona acidità e tannino evoluto. La 2021 spinge tantissimo, d’accordo con l’enologo, sulla zagara, spicca l’acidità e si abbina bene a piatti di carni bianche e risotti. Questo vino non esisterà più perché a causa della flavescenza Mazzetto è stato costretto a far espiantare tutto il Cabernet Franc.

Con nostro grande dispiacere. Breve menzione al Merlot Veneto Igt, che si è confermato in ottima forma, poco rotondo rispetto alle attese della varietà, un Merlot di fiume, più verticale e meno corposo che si adatta bene anche a piatti non troppo elaborati.

Per il mercato estero l’azienda punta sul Pinot grigio, che già prima dell’estate abbiamo potuto apprezzare per la sua freschezza e mineralità. La beva molto armonica, il vino è erbaceo al gusto, aromatico con finale di frutto esotico maturo. Adatto ai tagli ma soprattutto alla versione in purezza.

Seppur giovani, sono stati messi a confronto con altri bianchi di fiume, di respiro internazionale, come quelli assaggiati durante un breve convegno in azienda. Paragonato al Muscadet della Loira e al Riesling del Rheingau, il Manzoni bianco mantiene alto il suo profilo minerale (ricordiamo che il Manzoni nasce proprio da Pinot bianco e Riesling) e tra i rossi la Turchetta viene affiancata ai vini del Douro, dove comunque un legno predominante lo discosta dal nostro più fine, mentre lo troviamo più aderente all’Igt Vallagarina Foglia Frastagliata Enantio di Vallarom, sull’Adige.

Anello ancora mancante dell’azienda è la cantina, che attualmente si trova a Vallarom, in provincia di Trento, a quasi due ore di distanza, un percorso che a detta di Mazzetto, non inficia la bontà delle uve ma richiede pur sempre massima attenzione e occhio alle temperature. In sede a Carezzabella ci sarebbe lo spazio da dedicare a una grande cantina, che si attende a realizzare per vedere nel frattempo l’evoluzione dei vini e la loro fortuna. Non abbiamo dubbi sulla capacità di Francesco Mazzetto, che forte di studi importanti e esperienze in Francia, vanta ben sei collaborazioni, tra cui una di gran rispetto, come quella con Filippo Scienza proprio a Vallarom di cui parleremo a breve.

IL DELTA DEL PO

Il Polesine è una zona magnifica che pochi conoscono, noi ne abbiamo assaggiato un pezzo grazie alla gita in battello che l’azienda ha organizzato, per navigare il delta del Po. Un viaggio suggestivo e unico, immersivo nella calma piatta del fiume che è culla di una grande quantità di specie vegetali e animali, tra cui volatili bellissimi e pesci anche pronti a saltare in barca come ci è capitato con grande sorpresa! Il Po è anche motivo di grandi soluzioni tecnologiche per mantenerne i livelli, evitare che inondi i terreni circostanti, un equilibrio che va tenuto costante perché tutto il sistema sia uno garante di produttività. Una zona poco battuta che ha tutto il potenziale per accogliere turisti amanti delle attività di fiume o semplici curiosi che non hanno mai navigato su un fiume.

Le ostriche rosa assaggiate al Ristorante Al Porto di Porto Barricata, subito dopo aver attraversato la Sacca degli Scardovari, ci rimarranno nel cuore a lungo, certamente uno dei diamanti di questo tour gastronomico, dal sapore sapido ma dolciastro sul finale, consistenza croccante, ottime abbinate al Rosa, Rosato Veneto Igt, da uve Merlot, con grande concentrazione e diradamento qualitativo.

Una vinificazione fondamentalmente da bianco e batonnage all’occorrenza. Niky Penini ci ha accompagnato col suo battello, esperto di bird watching ci ha raccontato tutto sul fiume, portandoci fino al mare, dove una luce grigiastra e brillante ci ha inondato la vista sconfinando oltre l’orizzonte e facendoci apprezzare ancora di più l’aperitivo in barca con il Brillo, mosso a dovere e stappato direttamente dall’enologo Francesco, versato nei calici come a brindare a uno dei momenti migliori del tour.

Foto originali di Susanna Schivardi
Grazie all’ufficio stampa Federica Schir

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