Prontuario della Distensione – Gli imperativi che ce lo impediscono

Prontuario della Distensione – Gli imperativi che ce lo impediscono

Rubrica a cura del dottor Claudio Rao

La distensione viene definita dal Dizionario di Pedagogia Clinica¹ come la « Condizione indispensabile per eliminare ogni influenza perturbatrice, abbassare il tono di base e raggiungere un conseguente equilibrio psichico e fisico ». Solo in questo modo potremo « vivere impressioni di benessere, vincere insicurezze, avviare una modificazione e un accrescimento dell’immagine di Sé ».

Quali sono le situazioni, meglio gli imperativi interiori, che ci impediscono di staccare efficacemente la spina? Quali gli ordini che impartiremmo a noi stessi per condizionare il nostro comportamento?

Scopriamone insieme i cinque principali. Le ingiunzioni ricevute durante l’età evolutiva che hanno contribuito a modellare la nostra personalità. Focalizzarle ci aiuterà a prenderne provvisoriamente le distanze in caso di stress.

Sii perfetto! Anche se difficilmente lo troveremo espresso o formulato con queste parole. Magari preceduto da un complimento… seguito da un “ma”. O da un “avresti potuto fare di meglio”. Caratterizza i perfezionisti, coloro che temono di far male, di sbagliarsi, di ridicolizzarsi, di non essere all’altezza. Che spesso soffrono di quella che è definita “sindrome dell’impostore” (convinzione di non meritare il successo; legata a bassi livelli d’autostima). Costoro investono un’energia considerevole per mostrare un’immagine irreprensibile, conforme alle norme. Hanno bisogno di prevedere e predisporre tutto in anticipo nella speranza di controllare le situazioni e dominare l’ansia. Difficilmente accettano i proprî errori allorché proprio questo sarebbe il primo aspetto sul quale “lavorare”.

Sii forte! (Sii uomo) Le persone legate a questo imperativo sono state abituate a messaggi come “Smettila di piangere”, “Lamentarsi non serve a niente”, “Devi essere coraggioso” e analoghi (quando non peggiori). Personalmente, ricordo che mia mamma soleva dire: “Claudio, la vita è così!”. Queste persone tendono a separare il mondo in due campi: i forti e i deboli. E tutto vorrebbero fuorchè essere deboli! Questo le porta a nascondere le loro difficoltà, evitare di chiedere aiuto (mostrando fragilità, debolezza), evitare di lamentarsi.

Si sono costruiti così un’utile corazza che li protegge da tensione eccessiva e stress. Si direbbe perfino che l’adrenalina abbia su di loro effetti stimolanti. La loro difficoltà è che non riescono a mettersi in ascolto di se stessi, delle proprie emozioni. Non ne vedono il motivo. E questo impedisce loro di cogliere i segnali del corpo! La loro soglia di tolleranza allo stress e al dolore fisico e psichico è assai elevata, ragione per cui possono arrivare agli estremi confini delle proprie possibilità, rischiando il burnout.

Sbrigati! Le persone orientate da questo imperativo hanno probabilmente integrato inviti tipo “Stanno tutti aspettando te!”, “Sei troppo lento!” (o, altra nota autobiografica “Sei lungo come la Quaresima!”), “Datti una mossa, non abbiamo tutto il giorno!”. Questo le ha in qualche modo convinte che tutto ciò che vien fatto rapidamente, talora a scapito della qualità del lavoro, è migliore del resto. Sono individui rapidi ed efficienti che però hanno difficoltà a pianificare le cose in anticipo. Sono poco perseveranti, perché ai progetti a lungo termine preferiscono investirsi nel presente. Tendono ad annoiarsi facilmente e ad essere un pochino stressanti. Per loro essere efficienti significa reagire rapidamente, iniziare molte attività, ma… non necessariamente finirle tutte!

Fallo per me! Le persone guidate da questo “pilota automatico” tendono ad adottare un comportamento sacrificale, stile sindrome del salvatore coatto per sentirsi amati ed accettati. Antepongono ai proprî bisogni le necessità altrui in una sorta di sottomissione volontaria. Si sono spesso sentiti dire “Per favore, fallo per me” o “Non essere egoista, non pensare solo a te stesso!”. Perciò sono diventati individui altruisti, ma con una spiccata difficoltà a manifestare la propria volontà, i proprî desiderî, le proprie opinioni, la propria diversità e perfino a rispondere semplicemente di no!

Fai un piccolo sforzo! Da piccoli, queste persone si sono spesso sentite dire frasi del tipo “la vita è difficile”, “bisogna saper sopportare” che hanno finito per “assimilare”. Per questo sono convinte che le cose che richiedono più sforzi siano intrinsecamente migliori di quelle più facili da ottenere.  Hanno difficoltà a godersi i piccoli piaceri della vita, rischiando anzi di essere un po’ guastafeste. Tendono a banalizzare i risultati del loro lavoro se è sembrato loro troppo facile (“Oh, non è merito mio! Ho solo seguito le istruzioni”). Nel contempo, possono esagerare le reali difficoltà di un compito che ha richiesto loro parecchio impegno, arrivando anche a denigrare il lavoro di chi considerano pigro o infingardo.

È facile intuire che finché lasceremo questi piloti interiori a guidare indisturbati i nostri comportamenti, difficilmente troveremo tempo e modo di concederci una benefica pausa distensiva.

Per questo, il primo suggerimento è quello di prendere atto di quale modalità operativa ci anima nelle nostre scelte e nei nostri orientamenti, per poi studiare il modo più adeguato a ciascuno di disinnescarlo, almeno per il tempo necessario all’indispensabile distensione. Insomma: il socratico e sempre valido Γνῶθι σεαυτόν (ġnòtħi seautòn), conosci te stesso.

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Gli Scomunicati è una testata giornalistica fondata nel 2006 dalla giornalista Emilia Urso Anfuso, totalmente autofinanziata. Non riceve proventi pubblici.

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