Prima la pandemia poi la guerra: l’Italia cola a picco ma non sembra preoccupare i cittadini più di tanto…

Prima la pandemia poi la guerra: l’Italia cola a picco ma non sembra preoccupare i cittadini più di tanto…

Editoriale del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso

Due anni di emergenza sanitaria in Italia e il bilancio è disastroso. Solo per gli italiani però. Unico paese europeo ad aver distribuito briciole alle imprese e ai professionisti, briciole non a caso denominate “ristori” al pari di una camomila, una piccola pausa per riprendere fiato dopo aver corso mille chilometri senza fermarsi.

Fiato che nessuno ha potuto riprendere, perché molte imprese a fronte delle enormi perdite economiche subite tra lockdown, messa in sicurezza delle sedi aziendali per scongiurare i contagi e soldi spesi a pioggia per poi sentirsi dire “Dovete chiudere ugualmente“, vedi il caso delle palestre e dei circoli sportivi, o del settore della ristorazione, i più bastonati in assoluto.

Tasse e imposte, però, sono tornate a essere presenti nelle tormentate notti degli italiani. Cornuti e mazziati. Dovrebbe essere introdotto come primo articolo della nuova Costituzione nazionale.

Pensare che altrove, per esempio in Germania, hanno persino restituito quote dell’assicurazione auto calcolate durante il periodo di lockdown. Una cosa logica, che qui da noi appare fantascientifica. “Signora buongiorno, sono Tizio della sua assicurazione auto. Stiamo effettuando un bonifico sul suo conto corrente per la quota di assicurazione di cui non ha potuto usufruire durante i mesi del lockdown“. In Italia se provi solo a chiedere una cosa del genere, ammesso che qualcuno ti risponda al telefono, come minimo ti ridono in faccia.

Che dire dei tagli alla sanità operati dal governo Draghi? Inseriti nel NADEF Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza – e poi approvati, ecco arrivare ben 6 miliardi in meno per il biennio 2022/2023.

Agli italiani nel corso degli anni non è bastato subire abusi su abusi sulla sanità pubblica, con tagli feroci, liste d’attesa assurde pur di spingere i cittadini a pagare visite e analisi, intramoenia – vuoi curarti? Paga – misure firmate dalla Lorenzin per abbassare il numero delle indagini diagnostiche per “sostenere la spesa sanitaria nazionale“, senza dire che così facendo si è abbassato il livello dei servizi e la qualità della vita, e della salute, delle persone.

Alla faccia del caciocavallo“! avrebbe detto qualcuno molto più famoso di me.

Gli italiani manco il caciocavallo possono permettersi di comprare ormai, ma almeno hanno la soddisfazione, altissima, di poter vantare di essere la popolazione più bastonata, vituperata, abusata e oltraggiata della storia d’Europa. Vuoi mettere? Un giorno ai nipoti molti potranno dire: “Io c’ero, e sono stato resiliente“, termine che sarebbe il caso da cancellare da ogni dizionario, perché il vero significato è: “Te la prendi sempre in quel posto, ma abituato come sei a subire, sappiamo perfettamente che non farai una piega, al massimo ti lamenterai sui social, ma domattina correrai a pagare le tasse e le imposte più care al mondo, viaggerai su mezzi pubblici degni del Terzo Mondo, patirai l’inferno all’interno di ospedali malmessi, finirai col culo per strada perché abbiamo fatto di tutto per cancellare il diritto al lavoro e alla pensione. Ma noi del governo ti amiamo perché accetti tutto questo“.

Lo so, la spiegazione di un singolo termine appare essere un po’ articolata, ma tale è.

Ma ecco che, quando si pensava di uscire dal lunghissimo tunnel della pandemia, all’interno del quale abbiamo dribblato scandali di ogni sorta tra inutili sedie a rotelle, mascherine fuori norma che ancora ci costano milioni per il solo stoccaggio nei magazzini, farmaci sperimentali obbligatori e con la sospensione dal lavoro per gli over 50 anarchici, anziani presi in ostaggio dentro le RSA, deprivati dell’affetto dei propri cari e via dicendo, in fondo al tunnel troviamo la guerra.

Urca che fortuna! Dopo due anni di tormenti di ogni sorta, di stato psicologico provato al punto da far venire in mente un bonus psicologo ai tipi che stanno al governo, ecco qua il nuovo spauracchio. Un mostro che non solo spaventa e che fa anche lievitare enormemente il prezzo del carburante ma esclusivamente in Italia e sporadicamente in Francia e in Germania, dove però hanno già aggiustato il tiro, che lì la gente si incazza e lo sanno, mica come da noi, tzè!, dove la popolazione è resiliente e alla pompa di benzina l’italiano ci va bestemmiando ma con la grana in mano.

La benzina può aumentare quanto volete, sempre 10 euro metto” è la sparata dell’italiano medio, convinto pure di far ridere.

Un popolo che oggi sarà anche orgoglioso del fatto che il governo ha messo in bilancio 13 miliardi per la spesa militare. Che facciamo? Bridiamo dai lieti calici? Facciamo un giro di shottini per festeggiare?

Nel 2018 fu pubblicato questo mio articolo (Cliccare sul collegamento in rosso per leggere l’articolo) Italia: la situazione è grave e non esistono soluzioni

Sono anche la prima giornalista italiana ad aver iniziato a lavorare a un’inchiesta sulla pandemia in tempi non sospetti: la prima puntata fu pubblicata il 20 marzo del 2020, la 19ma è stata pubblicata di recente e per chi volesse leggerle tutte ecco il collegamento alla sezione: Inchiesta sulla pandemia di Emilia Urso Anfuso.

Non è vero che le cose vengono nascoste, non è vero che certe cose non si sanno. Esistono anche giornalisti come me che hanno sempre fatto il loro mestiere: scavare tra gli accadimenti per informare le persone.

E’ vero invece che la maggior parte della popolazione italiana continua a voltarsi dalla parte opposta delle cose che accadono, preferendo staccare l’attenzione dai problemi. Un vero peccato, perché è come chi si da all’alcol per cancellare i problemi, che ovviamente restano lì, intatti e anzi, svanito l’effetto degli alcolici, riappaiono più gravi di prima…

DONA ORA E GRAZIE PER IL TUO SOSTEGNO: ANCHE 1 EURO PUÒ FARE LA DIFFERENZA PER UN GIORNALISMO INDIPENDENTE E DEONTOLOGICAMENTE SANO

Gli Scomunicati è una testata giornalistica fondata nel 2006 dalla giornalista Emilia Urso Anfuso, totalmente autofinanziata. Non riceve proventi pubblici.

Lascia un commento

Your email address will not be published.