Se le donne devono assumere tutti i ruoli degli uomini nella società, poi non lamentatevi…

Se le donne devono assumere tutti i ruoli degli uomini nella società, poi non lamentatevi…

Editoriale del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso

Un tempo, non molto lontano, la società era regolata da norme non scritte ma incise col fuoco sulla pietra della consuetudine millenaria, che ha portato a condurre un’esistenza gestita dagli umani secondo taciti accordi di accettazione sociale. Chi sgarrava, pagava. A tutti i livelli. Andando a ritroso nella storia, si passa dalla legge “Occhio per occhio, dente per dente” a un più democratico, e civile, assetto che mette nelle mani della magistratura la decisione finale su come un reato debba essere punito.

Scendendo di livello, ma non troppo, oggi voglio porre un fascio di luce su come stiamo messi attualmente, per esempio sul livello di mancanza di copertura di protezione del mondo femminile, da parte degli uomini. Chiarisco subito una cosa: non sto iniziando un discorso maschilista o femminista, lungi da me. Semplicemente faccio notare come le evoluzioni sociali, la cosiddetta civiltà e i ruoli sociali che, nel corso del tempo sono stati ribaltati al grido – sterile – di “Uguaglianza di genere”, abbiano sortito solo un caos epocale, e la cancellazione perpetua di un criterio, anche, di cavalleria nei confronti dell’ormai scomparso “Gentil sesso”, che di gentile, spesso, non conserva nulla, ma a buona ragione.

Spiego meglio ciò che intendo. La donna, nel corso del tempo, ha dovuto combattere e non poco per ottenere il riconoscimento dei medesimi diritti sociali ed economici riconosciuti, a prescindere da meriti e competenze reali, al genere maschile. Osservando la situazione a livello nazionale, appare vergognoso che pratiche come quella del “Matrimonio riparatore” siano state cancellate dal nostro sistema sociale solo una spicciolata di anni fa. Se partiamo da questo punto, quindi, possiamo affermare che fino al 1994 – anno in cui finalmente lo stupro fu considerato reato contro la persona, e non più contro la collettività, ponendo le basi su una diversa interpretazione della dignità umana femminile, si comprende immediatamente come il ruolo delle donne, attualmente, sia ancora considerato troppo giovane per poter avanzare pretesa di rivendicazione dei diritti umani. Umani, e non di genere.

Altra considerazione: dall’inizio degli anni ’90 il progresso sociale, ammesso che di progresso si possa parlare, ha portato – per mere ragioni di convenienza del sistema politico e finanziario basato unicamente sullo sfruttamento economico dei cittadini e contribuenti – ad accelerare sulla trasformazione dello stile di vita dei nuclei familiari. Ricordate sempre una cosa, mentre leggete questo mio editoriale: sono una donna, professionista, avvezza da sempre a ricoprire ruoli considerati (ancor oggi da alcuni) “maschili”. Di conseguenza inutili saranno tentativi di trascinarmi in sterili polemiche da parte di chi non è in grado di comprendere il significato del testo scritto. Proseguiamo. Se al genere femminile viene dato il medesimo onere assegnato al sesso maschile di contribuire a “tirare la carretta” e quindi di assumersi la responsabilità familiare, ma anche sociale, e quindi politica, di far parte del sistema paese, nel ruolo di elemento attivo facente parte del complesso sistema consumistico, e di erogazione di gabelle e altri elementi cari all’erario italiano, è normale che la donna, nel suo essere anche madre, accudente, attivamente impegnata nel processo di emancipazione sociale, assuma ruoli, atteggiamenti e metodi che erano ritenuti “maschili”.

Chiarisco ancora meglio a scanso di equivoci: se al mattino invece si poterti prendere il tuo tempo per fare colazione, passare un po’ di tempo coi figli che hai generato, e trascorrere il resto della giornata portando avanti una parte fondamentale della società, che è quella relativa ai rapporti sociali, alla mediazione  delle querelle di ogni sorta – arte storicamente femminile –e alla produzione di benessere, economico e psicofisico, attraverso un lavoro o professione che migliori l’economia del nucleo familiare, e dell’intera nazione, puoi conservare anche il tuo lato femminile, e poter contare persino – incredibile insulto quello che sto per scrivere! – sul supporto del genere maschile per risolvere querelle di minore portata, come per esempio la battaglia quotidiana contro la maleducazione, l’aggressione verbale, l’arroganza tipica di una generazione di trogloditi che ha dimenticato, o mai ha conosciuto, il criterio di rispetto, in special modo nei confronti del genere femminile.

Cosa intendo dire con questo? È indubbio che l’apporto delle donne nella società, dagli albori della storia umana, sia imprescindibile per il progresso generale del genere in questione. Senza le donne, questo pianeta sarebbe ancora abitato da trogloditi intenti a cacciare con la fionda, e a scaccolarsi dentro le caverne, mangiando carne sanguinolenta (ancora oggi abbiamo elementi simili nel cosiddetto mondo occidentale e moderno). Ma se  il sistema politico ed economico, invece di premere l’acceleratore sulla richiesta, obbligatoria e prioritaria, di sfruttare il genere femminile al solo scopo di generare ulteriori incassi, fiscali e di mercato globale, senza preoccuparsi di regolare l’assetto della condizione sociale, e del rispetto che alla donna va dato a prescindere, ecco che si è generato un imbarbarimento diffuso, che ha ficcato in testa un elemento discordante col criterio di normalità e coerenza.

La donna, oggi, deve prendere spesso le veci dell’uomo, reso inefficace da un lato dal fatto di non essere stato in grado di abbracciare l’avvento della donna, a pieno titolo, come elemento sostanziale della società moderna, e dall’altro dallo spauracchio di contare un fico secco di fronte alle innegabili qualità di gestione a 360 gradi delle proprie simili di genere femminile. In poche parole, l’uomo è crollato nel momento in cui ha dovuto ammettere che le donne hanno le cosiddette “palle” – frase che mi disgusta alquanto – e che possono persino essere predominanti nella scala di importanza dell’evoluzione socio economica. Patapum! Crollati. Esautorati del potere, del tutto effimero, concesso solo da tradizioni secolari che un tempo potevano avere ragione di esistere, ma che non sono mai state ammodernate di pari passo con l’avvio della modernità.

Così, ecco che noi donne ci ritroviamo a dover costantemente difenderci dal mondo intorno, senza mai poter contare sul sostegno di un elemento di sesso maschile che prenda le nostre difese al momento opportuno. Cosa che, invece, noi del “gentil sesso” facciamo ogni qualvolta qualche elemento del cosiddetto “Sesso forte” sia protagonista di offese, ingiustizie e balle varie.

Sono stata oggetto, di recente, della violenza verbale – inaudita, insensata, sterile – di un giovane sconosciuto che purtroppo abita di fronte a me e subito segnalato all’Arma dei Carabinieri. Costui, senza nulla sapere di me e della mia persona, si è fissato con una storia di parcheggi che lui pretende di voler gestire non secondo coerenza ed educazione, ma a colpi di violenza verbale, dispetti e minacce (la questione, peraltro, non è suffragata da motivi logici). Non è il solo caso che posso avanzare come esempio concreto, perché col passare del tempo noto un evidente imbarbarimento di una fetta del genere  umano, che evidentemente necessita di trattamenti psichiatrici, ma viene lasciata in casa a circolare liberamente per le strade delle nostre città, non volendo – il sistema politico in primis – sanare anche questa criticità tipica dell’epoca attuale. Ora notate una cosa. Noi donne siamo ormai avvezze a combattere ogni battaglia quotidiana, al pari e meglio di un qualsiasi uomo, e quando divieniamo oggetto di attacchi, violenza di ogni genere, pregiudizio, ingiurie, offese…nessuno viene in nostro soccorso, se non eventualmente sul mondo parallelo virtuale: i social network. È la risposta, ancor più violenta, del genere maschile nei nostri confronti, che in qualche modo fa pagare a noi il pegno di un processo sociale che non abbiamo scelto di essere esattamente come quello che ho descritto sommariamente. Un po’  come dire: cavatevela da sole, visto che volete fare tutto voi.

Eh no, cari “cavalieri” virtuali. A noi Donne con la D maiuscola, capaci di superarvi in ogni ambito professionale, sociale, manageriale ed economico, non piace dover pure assumerci il ruolo di militari in assetto di guerra in grado di sterminare gli attacchi del genere umano. Perché vedete, state confermando che nemmeno il ruolo di cavaliere siete in grado di assumere. Volete starvene in panciolle e, contemporaneamente, contare sull’importantissimo supporto e apporto che il genere femminile ogni giorno mette sul piatto della bilancia sociale? Rispetto. Doppio. O tacete per sempre, e ammettete i vostri limiti.

P.S. Ovviamente, non tutti gli uomini sono uguali, non tutte le donne sono uguali.

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Gli Scomunicati è una testata giornalistica fondata nel 2006 dalla giornalista Emilia Urso Anfuso, totalmente autofinanziata. Non riceve proventi pubblici.

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