Riapertura delle scuole: tra le incertezze e il diritto degli insegnanti di avere paura

Riapertura delle scuole: tra le incertezze e il diritto degli insegnanti di avere paura

Di Anna Lisa Minutillo

A breve ci sarà la riapertura delle scuole, ed è innegabile che a causa della pandemia, questo comporterà per gli alunni, ma anche per gli insegnanti, il vivere un nuovo anno scolastico in un clima che in qualunque modo potrà essere definito, tranne che tranquillo.
Abbiamo assistito alla DaD (didattica a distanza), utilizzata durante i mesi di lockdown, abbiamo assistito anche alle problematiche in cui si sono venute a trovare le famiglie in cui era presente un solo pc, che doveva essere utilizzato dai genitori che lavorando da casa non potevano mettere a disposizione dei figli.

Questo nei casi «migliori», ma vi sono anche famiglie in cui un pc non è presente e questi alunni, dei tempi moderni si sono dovuti «arrangiare» utilizzando un cellulare che, per quanto all’avanguardia, non mancava di rendere problematica la connessione, rendendo le operazioni più difficili.
Un sistema che ha sì permesso di svolgere lezione, ma che ha indubbiamente privato i ragazzi di una vita di relazione interpersonale, cosa di cui conosciamo bene l’importante per la loro formazione.
Si sono privati di scambi, sorrisi, abbracci anche gli insegnanti però.
Forse questo aspetto, o meglio, l’importanza dello stesso, non è stato compreso da molti.
Difficile infatti comprendere, magari se non si svolge questa professione, quali scambi sono venuti a mancare, ma anche l’importanza di diventare un punto di riferimento per quasi tutti gli alunni.

Questo ha rappresentato una vera e propria privazione, anche per questa categoria tanto presa di mira in questi ultimi giorni.
Riaprono le scuole, si riparte tra problematiche e mancanze che non vanno sottovalutate, anche perché riguardano la salute, riguardano qualcosa di ancora in parte sconosciuto che ci trova tutti indifesi, di cui si parla spesso e male.
Un virus che non si vede ma continua a «lavorare», infischiandosene delle privazioni, del come e del perché, esponendo alunni ed insegnanti a situazioni rischiose, per il quale non bisogna quasi avere il diritto di mostrare paura.
Un po’ assurda la pretesa poiché la salute di tutti andrebbe garantita nonché tutelata.
Si mettono in atto strategie, si distanziano i banchi, si arriva a scuola muniti di mascherine, che, una volta tolte, non garantisco nulla, tutti si espongono, e tutti sono esposti, tutti: insegnanti ed alunni.

L’aula scolastica è comunque uno spazio ristretto, in cui si parla, si toccano quaderni e libri, si gioca e si canta anche.
Difficile far comprendere agli alunni lo stare distanziati, complicato maggiormente spiegare che durante la tanto attesa ricreazione, si deve evitare ogni contatto.
Inoltre, che tutto ciò avvenga realmente, deve essere verificato dall’insegnante, che si trasformerebbe in una sorta di vigilante sanitario.

Ma non solo: esistono anche alunni che hanno apprendimento meno rapido, a cui bisogna garantire una presenza fisica, un intervento concreto, passando magari tra i banchi, gettando uno sguardo più attento, e come si interviene se bisogna stare distanti?
Per non parlare di quegli alunni che hanno un’ indole più irrequieta, ai quali, chiedere di restare seduti a lungo, vietando la possibilità di movimento tenendo a bada l’iper attività, cercando di far comprendere che il tutto viene fatto per il bene di tutti, si trasforma in un’impresa teutonica.

Un problema davvero complesso, per accettazione, ma anche e soprattutto per lo stress psico fisico che comporta ad alunni e ad insegnanti.
Qualcosa che spaventa e che pone l’accento tra il garantire una didattica in«presenza», ma che poi regala una presenza discutibile, una presenza a metà, che diventa rischiosa per la salute di chi quella scuola dovrà frequentarla.
In Francia due alunni positivi hanno fatto scattare la chiusura della classe, e l’isolamento dei loro compagni a soli pochi giorni dalla riapertura.
Inoltre, uno dei due bimbi ha un fratellino più piccolo che frequenta la scuola materna, nello stesso istituto, messo in isolamento anche lui.
Situazioni pesanti, che non vanno sottovalutate, ma per le quali bisogna cercare di porsi in modo propositivo e non distruttivo.

Abbiamo letto critiche pesanti, rivolte agli insegnanti, tacciati di essere quasi degli «scansafatiche», sorvolando però su un tema importante, che riguarda anche la salvaguardia della loro salute.
Una categorie «fragile» che si ritrova esposta a rischio proprio come lo sono state le cassiere dei supermercati durante il lockdown, che tanto ci hanno aiutato con il loro lavoro, come lo sono stati medici, infermieri e farmacisti, chiunque abbia garantito la pulizia, le consegne e tutti gli altri servizi svolti durante quei lunghi mesi in cui lo sforzo più grande, che ci è stato richiesto, è stato quello di restare a casa.
Due terzi degli insegnanti ha accettato di fare l’esame sierologico prima di iniziare il nuovo anno scolastico.
Il sierologico incontra difficoltà nell’essere effettuato, molti medici si sono rifiutati di praticarlo perché nei loro studi mancano delle condizioni di sicurezza per poter operare.

In molti lo hanno effettuato privatamente, anticipando il rientro dalle vacanze proprio per poter lavorare in sicurezza verso se stessi ma anche e soprattutto nei confronti dei loro alunni.
Sarebbe opportuno pensare e realizzare questi controlli anche per gli alunni che si recheranno a scuola?
Alunni che durante l’estate di sicuro hanno interagito con altre persone, di cui non si sa nulla per quanto riguarda le condizioni di salute.
Molte parole si sono spese verso gli insegnanti, relegandoli ad una categoria che «fugge» dinnanzi alla riapertura delle scuole, dimenticando così che, ci sarà anche una piccola parte di questi che, per motivazioni vari, si rifiutano di rientrare a scuola, ma che fare di tutta l’erba un fascio è profondamente errato.
Ci sono insegnanti che hanno lavorato, anche durante le ferie, per far ripartire la scuola in sicurezza.

Molti di questi collaborano con i dirigenti scolastici, hanno misurato le aule, per garantire il distanziamento, hanno programmato le sessioni straordinarie degli esami, progettato corsi di recupero, insomma: fattivamente impegnati per far riaprire le scuole, non certo per fuggire da queste.
La sicurezza va garantita a tutti i lavoratori, e non possiamo dimenticare o far finta di non vedere, l’importanza che il ruolo dell’insegnante ha nella formazione di quelli che saranno gli uomini e le donne di domani.
Un ruolo composto da fatiche e gioie, da traguardi raggiunti e di supporti negati, da critiche pesanti e da poche gratificazioni.
Una professione che non ingolosisce certo per la remunerazione ma che si svolge proprio per una grande attenzione, rispetto ed amore per gli alunni che crescendo fanno crescere.
Forse dimentichiamo che prendersi cura della salute degli insegnanti vuol dire rispettare anche le loro famiglie, i loro amici, la loro vita sociale.
Monitorare questa situazione equivale proprio a bloccare la catena dei contagi, poiché il ruolo dell’insegnante non è il solo ricoperto dagli stessi.

Anche loro sono mogli, mariti, padri, figli, amici, inquilini, frequentano palestre, chiese, negozi, insomma, hanno una loro vita privata che va tutelata.
Portare a casa il virus equivale anche per loro ad esporre tutti a rischio, e quando un figlio si ammala, anche solo per una semplice influenza stagionale, anche loro devono assumere una babysitter, per tutelare i nonni, per non assentarsi dal lavoro.
In questo tutte le categorie presentano gli stessi problemi con cui scontrarsi e da risolvere.
Sarebbe stato utile avere maggiore cautela? Sarebbe meglio puntare meno il dito e cercare soluzioni costruttive? Sarebbe utile considerare che eventuali quarantene, in caso di alunni positivi, potrebbero mandare a rotoli la didattica in presenza? Prevedere una didattica a distanza effettuata in modo serio dai docenti? Lasciare a disposizione i congedi parentali ai genitori in modo che le famiglie possano organizzarsi in caso in cui i bimbi si ammalino.
Concedere lo smart working laddove si presentassero situazioni complicate da gestire.

Insomma: non esporre a rischi inutili, insegnanti ed alunni, sarebbe la soluzione migliore, se non si garantisce tutto diventa complicato, e pensare alla riapertura delle scuole in un clima di incertezza totale nonché al rischio di chiudere rapidamente le stesse, di certo non aiuta. Uno spirito non facile quello con cui i genitori accompagneranno i loro figli a scuola, che si deve evitare, provvedendo all’accertamento dello stato di salute di chi la scuola la vive indifferentemente dal ruolo che al suo interno ricopre.
Prevedere un referente covid che possa, anche all’interno dell’istituto scolastico effettuare il tampone ai bimbi, utilizzando un locale (che prima era destinato all’infermeria) e negli ultimi anni pare non essere più esistente, atto a questo scopo, forse potrebbe essere di aiuto.
Questo eviterebbe inoltre di prendere d’assalto le sale d’attesa dei pediatri che già brulicavano di presenze prima del lockdown .

I genitori devono tenere a casa i figli per tre giorni in caso di febbre riscontrata a casa, ma se la febbre viene invece riscontrata a scuola i genitori dovranno recarsi presso la struttura scolastica per andare a ritirare il bambino. In caso di positività, attraverso l’asl, inizierà l’iter per il tampone e la quarantena, per chi è stato a contatto con il piccolo. Con gli ingressi contingentati negli studi pediatrici il tutto diventerà una vera e propria impresa.
Così, tra critiche, incertezze, negazionisti e osservatori di regole che si sono rivelate fondamentali per la sopravvivenza, restiamo in attesa di tornare a vedere alunni che giocano insieme, che interagiscono serenamente, che regalano sorrisi senza essere costretti a privarsi della gioia di recarsi a scuola.

Ma anche famiglie che possano ricevere risposte valide ed insegnanti considerati per il ruolo educativo che ricoprono, ma soprattutto come uomini e donne che hanno gli stessi diritti di tutti i lavoratori di poter svolgere in sicurezza la loro professione.

***Abbiamo stipulato un accordo con le autrici del blog cheventochetira.altervista.org per la libera ridiffusione di alcuni loro articoli. Il pezzo originale di Anna Lisa Minutillo si trova al seguente link: https://cheventochetira.altervista.org/apertura-scuole-tra-incertezze-e-il-diritto-degli-insegnanti-ad-avere-paura/?fbclid=IwAR2HLLIXfXJgnSmMP8uE3OwbmzpBmQmWE7lWWc23Z3BFuhqZmDO-HbvrxAg&doing_wp_cron=1599587290.4201109409332275390625

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