Di Susanna Schivardi e Massimo Casali – foto di Susanna Scivardi
Manilo Frattari, insieme alla moglie Romina Lombardi, mette la firma a questa ottava edizione di Io VINO, evento organizzato dall’associazione per raccontare i vitigni autoctoni delle regioni Marche e Campania. Spinto da una sempre crescente passione per il mondo del vino, Frattari porta avanti la sua opera di comunicazione con uno degli appuntamenti più attesi dell’anno. Per il 2025 la data del 16 aprile, in un luogo eccellente come il Courtyard Rome Central Park, in due sale aperte al pubblico di winelover ed esperti. A chi chiede perché da sempre Manilo si interessa a queste due regioni, risponde così: “A nostro avviso, sono due regioni che hanno sicuramente sempre tanto da raccontare e da far scoprire, a partire dai produttori, dai vignaioli appassionati, che confermano la presenza all’evento e alle nuove generazioni che di questo lavoro stanno scoprendo difficoltà, sudore e soddisfazione. Sono territori che amiamo particolarmente e di cui ogni anno scopriamo cose nuove attraverso un’indagine sempre più ricca e profonda”.

Confermiamo che Marche e Campania sono regioni ricche e dalla vocazione vinicola antica. Sono scenario principe di storie famigliari e aziende cresciute nel tempo, affermandosi sempre più in maniera concorrenziale sul mercato. Andremo, come di consueto, a raccontare quelle che nel gusto e nelle proposte hanno raccolto il nostro interesse e hanno suscitato curiosità.
Un viaggio immersivo nelle Marche lo facciamo con Azienda Agricola Capinera, di Morrovalle, Macerata, per incontrare i titolari, Paolo e Cecilia, una simpatica e vivacissima coppia che si avvale del contributo prezioso dell’enologo Giovanni Basso e di tanta originalità, come dice lo stesso Paolo “senza di lui non avremmo mai intrapreso questa avventura”. Qui abbiamo vigneti che vanno dai 2 ai 45 anni di età e partiamo subito con un’ottima Ribona che apre le danze, vitigno poco noto ma tipico di queste terre, dalla bella versatilità e minerale al punto giusto. In versione base, Colli Maceratesi Ribona Doc 2024, risulta molto fresca, e in veste Colli Maceratesi Riserva Doc, con affinamento in barriques di rovere francese, diventa una beva appagante e piacevole, molto rotonda, con intensità di frutti bianchi maturi e vigorosa acidità sul finale.

Marche Chardonnay Igt, 2021, fermentato e affinato in barrique, ha un’eccellente persistenza e promette grande longevità. Tra i rossi abbiamo apprezzato molto il Beato Maseo, Colli Maceratesi Doc Rosso Riserva, 2020, da uve Sangiovese e Cabernet Sauvignon, vino dalla bella consistenza, vigoria, dai sentori speziati di pepe nero, con finale balsamico. Terminiamo con Cardinal Minio, Marche Merlot Igt 2019, colore intenso, naso complesso, fruttato, balsamico, termina con sentori di liquirizia e tabacco.
Con Poderi San Lazzaro ci spostiamo a Offida, in provincia di Ascoli Piceno, l’azienda è di Paolo Capriotti e Elisetta Carosi, insieme da più di venti anni.
Ottimo il Marche Rosato Igt, Elisetta 2024, (dedicato alla moglie), dal profumo intenso, si inoltra al gusto con note di frutta rossa poco matura, sapido e fragrante.

Per i bianchi il Pistillo, Offida Pecorino Docg, 2022, avvolgente nelle sue fragranze di pesca tabacchiera e frutta gialla matura.
Magnifici i rossi, tra cui nominiamo Pistò, Marche rosso Igt, 2019, da uve Grenache, un connubio magnifico di gusto e armonia, un vino rotondo, di ampia gradevolezza, dai tannini levigati, con la lunghezza del sorso che porta alla contemplazione. Bel corpo robusto ma allo stesso tempo agilità nel sorso fluido e intenso.
Grifola, Offida Rosso Docg, 2016, un Montepulciano eccellente, di grandissimo corpo e spessore, lunga persistenza, il frutto si incontra con spezie e cacao, chiude con un finale di buona acidità.

Una menzione a parte per Renzo, Marche Bianco Igt, 2021, Pecorino al 100%, un’eccellente espressione di mineralità e grassezza di beva, complessità senza rinunciare a una spinta verticale molto decisa.
Un Verdicchio di rara qualità è quello di Vallerosa Bonci, Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore, selezione San Michele, un “cru” esposto a 400 metri, prevede raccolta manuale e bassissima resa. L’affinamento avviene in cemento che lo ingentilisce, smorzando l’energia vigorosa del Verdicchio ma tenendo sempre alta l’acidità, con finale di grande persistenza.
Per la Campania vi raccontiamo Vini Contrada, azienda nata nel 2003, ma forte di una tradizione centenaria. Ci troviamo a Candida in provincia di Avellino, nel cuore dell’Irpinia, con terroir argilloso-calcareo, dove Fiano e Falanghina troneggiano, a seguire il Greco di Tufo ma anche la Coda di Volpe che sta appassionando tanto i consumatori di bianco. Partiamo subito dal cru, Selvecorte, Fiano di Avellino Docg, con lungo affinamento in acciaio, vino molto complesso, con sentori di ananas, rivoli di miele, fiori bianchi, finale di idrocarburo.

Tra i bianchi Irpinia Coda di Volpe Doc, vinificazione in acciaio, attesa in bottiglia di sei mesi, ha note spiccate di frutta bianca, mela verde, grande acidità e finale persistente.
Irpinia Falanghina Doc, passa quattro mesi in acciaio e due in bottiglia, si esprime con agilità, agrume al gusto, freschezza, equilibrio e brio, un vino giocoso perfetto per iniziare la serata.
Il segreto dell’azienda è aspettare che il vino faccia il suo riposo in bottiglia.
Torniamo a una delle aziende da noi più amate, Cantine Di Marzo dal 1647, sempre ad Avellino, che ha vinto quest’anno i tre bicchieri Gambero Rosso con Vigna Serrone. Stavolta assaggiamo il Greco di Tufo Docg Riserva, Vigna Ortale che insieme a Vigna Serrone scrive la storia di questa azienda. Al naso intenso, sprigiona note iodate e di pietra focaia, con sentori di miele, acacia, ginestra e orzo. In bocca è avvolgente, minerale, con una nota di morbidezza che lo contraddistingue rispetto agli altri cru. Molti i riconoscimenti per questa bottiglia.

Approdiamo a uno dei must della serata con azienda Alabastra, cantine Pintore e Valentino, con Angelo che è enotecnico e la moglie Lucia, sarda di Cagliari e sommelier. Insieme hanno una visione magnifica del vino, un divenire continuo in base alle stagioni e a quello che il territorio offre. La loro parola d’ordine è attendere, non seguire le mode, saper ascoltare il terreno, il clima. Assaggiamo Campania Falangina Igp, un vino di grande intensità, agrume, cedro, candito, percepiamo quasi una tostatura, nocciola, frutta secca. Imponente la sapidità.
Agata 33.09 Campania Falanghina Igp, altro capolavoro di gusto, freschezza, sapidità, slancio e insieme complessità e spezie.
Per i rossi ci addentriamo finalmente nel Taurasi Docg, inutile dire l’intensità del colore e la profondità di gusto, una beva solida, spessa, il vino è quasi masticabile, il sorso è secco, caldo e avvolgente. Un finale sapido lo rende davvero lungo e piacevolissimo.

Per finire il viaggio di Io Vino ci dedichiamo a una cantina conosciuta qualche anno fa, Donna Clara, con Paestum Igt Rosato, 2023, un vino delicatissimo, dalle note fruttate affiancate da sapidità e freschezza. Ci piace provare nuovamente Cilento Dop Aglianico Riserva 2021, un vino dirompente, solido, dal gusto intenso, rosso di bel corpo, dalle tipiche note di frutta matura rossa e speziato sul finale. Promette longevità.
Vorremmo ricordare al pubblico un metodo classico che ha impressionato per la sua bontà, congedando questo splendido evento con un tono nevrile, uno sguardo al futuro, e vi proponiamo Priezza, Spumante metodo classico Asprinio di Aversa Doc, di Masseria Compito, a Gricignano d’Aversa. Questo è il fiore all’occhiello della produzione, permane almeno 40 mesi sui lieviti, intenso il gusto, l’accenno agrumato regala lunghezza e fragranza. Snello, fresco, richiama al sorso. La varietà ha caratteristiche di mineralità e freschezza, le note agrumate ed erbacee e retrogusto sapido si ritrovano in tutte le versioni.
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